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Home > Quests > Quest 2 
Il tesoro di Lord Ravenrock

Stato:  Terminata

Ideata e scritta da GM Khorakhanè.
Realizzata con il contributo dello Staff.
ozioni GdR
"Io... io fto per andavmene.... la mia vita fta pev giungeve al tevmine della sua efiftenza.... ma pvima.... voglio fapeve al ficuvo gli oggetti più pveziofi che ho accumulato nell'avco degli anni....".

Lord Ravenrock, disteso sul suo giaciglio, pallida la pelle ormai aggrinzita, stava parlando con i suoi più fedeli servitori, gli unici che potessero seguire ancora le follie del vecchio. Sia chiaro per venalità, non certo per sentimentalismo alcuno. Tant' che gli unici ormai disposti a seguire il vecchio erano solo alcuni orchetti.

"Fgovbjork" disse puntando il dito ossuto verso un orchetto dall'armatura scintillante "Voglio che tu coovdini le opevazioni! Voglio che tu tvovi un pofto, un pofto ben nascofto da fguardi indifcveti... e voglio che tu povti là il mio teforo. Avanti dunque! Ovganizza un manipolo di uo... di quefte beftie... e pavtite!".

Il vecchio fece un gesto usuale con la mano sinistra.
Gli orchetti, ligi al loro padrone, se ne andarono dalla stanza dalle pareti di marmo.
Il vecchio rimase solo, ad ascoltare il proprio respiro profondo ed intermittente, riecheggiare nella spoglia stanza.

"Mio signore.... forse abbiamo trovato il posto!... dobbiamo consultare alcune persone, ma... pare ci sia un luogo sicuro come voi desiderate dove nascondere le vostre cose...." stava riferendo Sgorbjork al vecchio.
"Il mio tesoro!!" lo interruppe bruscamente Lord Ravenrock. "Il mio tesoro...." ripete quasi per convince se stesso. "Bene proseguite le vostre ricerche... quando sarete pronti partirete".

"Ci siamo mio padrone! Non è stato facile arrivarvi, ma... il sopralluogo è stato fatto da me in persona.
Il luogo è sicuro come ci avevano detto e come voi desideravate.
E' ben protetto e noi sapremo occultare le vostre cos... ehm... il vostro tesoro a dovere. " disse Sgorbjork al vecchio.
"Eccellente" rispose Lord Ravenrock strusciandosi le secche mani l'una con 'altra.
"Sfovbjovk ovganizza fubito un manipolo di uomini di tua eftvema fiducia e pavtite immediatamente!
Il teforo sai dofe trovavlo...".
"Come voi comandate mio padrone!" Rispose Sgorbjork con solerzia.

Il piccolo orchetto uscì dalla stanza del vecchio chiudendosi alle spalle la pesante porta in ferro.
La sua misera mente stava pensando a quali uomini condurre con sé nel luogo prescelto.
Chi sarebbe stato abbastanza fedele o facilmente comprabile, da non far voce mai a nessuno di una simile operazione?

"Eccellente" ripeteva tra sé e sé Lord Ravenrock.
Il suo piano occulto stava cominciando a realizzarsi...
"Eccellente" sussurrò con voce tremante al vuoto della stanza.
Un sorriso enigmatico accompagnava quelle parole.

"Mio Signore tutto è pronto! Il vostro tesoro è stato preparato adeguatamente per affrontare il viaggio.
Avrei scelto due umani, due tra i vostri servitori più anziani, per condurlo nel luogo che vi ho detto" disse Sgorbjork.
"Eccellente... dimmi Sgovbjovk... chi favebbevo quefti uomini di cui pavli?" chiese Lord Ravenrock incuriosito.
"Si tratta di Guytrush, Treeschood e Cucke, mio Signore." disse l'orchetto elencando lentamente i nomi con la sua roca voce.
Lord Ravenrock annuì, muovendo lentamente il capo ad ogni nome citatogli dal servo.
Rimase per un poco immerso nei suoi pensieri, o almeno questo lasciava trapelare l'espressione persa del suo volto rugoso.
"Daccovdo Sgovbjovk!" rispose infine il vecchio. "Mi ftanno bene quefte tve pevsone che mi hai detto. Adesso su muovetevi! Io non ho più molto da dave ovmai a quefta mifeva vita. Voglio fapeve il mio amato tefovo al ficuvo pvima di spavive pev fempve...." lasciò sfumare la frase in un silenzio che sfiorava la contemplazione.
"Fu! Adeffo mettetevi in mavcia!". Fece un gesto con la mano destra per indicare all'orchetto di uscire dalla sua stanza.
"Sì mio Signore. Subito!". L'orchetto si espresse in un vago gesto di congedo e si avviò verso la porta della camera.
"Ah! Sgovbjovk!" lo richiamò Lord Ravenrock "Immagino ti fia noto cofa accadvà fe pevdete il tefovo vevo? O ancov peggio fe a qualcuno veniffevo in mente ftrane idee! Fappi che ti vitevvò pevfonalmente vefponfabile!" disse guardando severamente gli occhi verdastri dell'orchetto.
"S.. sì mio Signore." rispose titubante l'orchetto. "N... non temete andrà tutto bene...".
"Lo fpevo vivamente". Lord Ravenrock distolse lo sguardo dal servo il quale si sentì in permesso di uscire dalla stanza.

"Guytrush, Treeschood, Cuckle siete pronti?" ragliò Sgorbjork ai tre umani.
"Sì" risposero i tre quasi all'unisono.
"Benissimo allora, in marcia!".
La piccola carovana si mosse dalla città di marmo.
Un lungo cammino li attendeva.

"Avanti!" soffiò con la poca voce rimastagli Lord Ravenrock.
La porta si aprì ed il piccolo orchetto Sgorbjork fece il suo ingresso nella stanza.
Gli avevano detto che il padrone stava morendo. Il medico era stato perentorio. Poche ore lo avrebbero separato dal grande buio.
"Avvicinati Sgovbjiovk. La mia voce ha fmeffo di gvidave ovamai." disse il vecchio non certo con l'impeto di un comando quanto piuttosto con la mestizia di un suggerimento. "E' andato tutto bene? Il mio tefovo è al ficuvo?".
"Sì mio Signore! Non è stato facile arrivare sani e salvi al luogo che avevamo visto. I pericoli da affrontare sono stati moltissimi, più del previsto. Comunque alla fine ce l'abbiamo fatta. Il vostro tesoro è al sicuro e ben custodito, al riparo da occhi indiscreti".
"Bene, molto bene". Il vecchio Lord Ravernrock trasse un profondo respiro. "Finalmente poffo andavmene contento fapendo il mio pveziofo al ficuvo".
Spostò lo sguardo sull'orchetto e disse: "Fono fievo di voi. Mi avete vefo un gran fevvigio. Un ultimo gvande fevvigio... Favete ampliamente vicompenfati pev ciò che avete fatto.
Dimmi pevò, come si sono compovtati gli altvi componenti della fpedizione?".
"Ottimamente mio Signore. Si sono comportati tutti e tre come previsto. Hanno fatto il loro dovere in modo ottimale. Anche se....".
"Fe?" si riscosse il vecchio.
"A dire il vero uno di loro, Cuckle, mi dà da pensare mio Signore. Da quando siamo tornati ha cominciato a manifestare strani comportamenti."
Il vecchio seguiva adesso molto attentamente le parole dell'orchetto.
"Temo che non abbia retto all'urto di quel che ha visto lungo il viaggio. La tensione è sempre stata alta. E forse ha spezzato qualcosa in lui".
"Penfi che poffa dave pvoblemi?" lo interruppe il vecchio facendo ricorso alle ultime energie.
"Non saprei" rispose dubbioso l'orchetto. "Forse no...".
"Uccidetelo". Il vecchio fù perentorio in questa sua affermazione. "Non voglio che il mio teforo fia meffo in pericolo dalle follie di uno ftupido!".
"Come... come voi ordinate mio Signore". Rispose il piccolo orchetto.
"Fu và. Voglio che fia tu Fteffo ad afficuvavti che coftui non nuoccia al mio tefovo. E' l'ultimo ovdine che ti impavtisco.
Uccidi quefto Cuckle".
"Come voi ordinate" rispose l'orchetto chinando il capo.
Si voltò ed uscì dalla stanza pensando a quando e come eseguire l'ordine.

Dall'altra parte della stanza un umano stava origliando alla porta.
Era il giovane Cuckle.
Si era accorto che il suo atteggiamento aveva attirato l'attenzione del fedele servitore di Lord Ravenrock e voleva assicurarsi di ciò che sarebbe stato riferito al vecchio morente.
Il profitto che gli avevano prospettato era cospicuo. Non poteva rischiare di perderlo.
Del resto, quel che aveva visto e fatto lungo il cammino aveva profondamente segnato il suo giovane animo sensibile. Più che il coraggio era stato difatti il bisogno di soldi a spingerlo ad accettare quella missione.
Una volta tornato alla tranquillità del suo villaggio la sua mente aveva avvertito un profondo cambiamento. Si era accorto troppo in fretta che esisteva ben altro oltre la normale vita di un paese.

Quando sentì i due parlare di lui ebbe un sussulto. Profonda disperazione e paura avvertì quando sentì l'ordine scandito dal vecchio all'orchetto. Ben poco delle parole di Lord Ravenrock aveva udito fino a quel momento. Ma quell'ordine di porre fine alla sua vita l'aveva ben compreso, come se un vento misterioso avesse sospinto quelle parole alle sue orecchie protese.

In preda al panico Cuckle fuggì dal palazzo di marmo del vecchio. Seguì correndo le strade lastricate verso una meta ignota.

Al suo paese non poteva certo tornare. Sgorjork aveva sicuramente mandato qualcuno a piantonare la sua casa natale.
Nemmeno alla città di Lord Ravenrock poteva rimanere. Là tutto veniva riferito al vecchio. Sembrava che i muri ascoltassero quel che si diceva e vedessero sempre quel che accadeva lungo le sue lucide strade di marmo.
Era quindi da giorni ormai che il giovane Chuckle vagava senza una meta per le terre di Sosaria.
Il panico si era impossessato della sua mente già sufficientemente turbata dal viaggio che aveva affrontato di recente.
Il suo errare, evitando di muoversi durante il giorno, e scegliendo di proposito i sentieri meno battuti, era corrisposto da un vagolare del pensiero. La via luminosa della ragione era stata abbandonata per i tortuosi tratturi dell'incomprensione e della paura.
Moti irruenti si inseguivano nel suo animo e nella mente, come nuvole vaporose sospinte da un vento forte e vibrante del silenzio dell'altitudine.
Spesso crollava a terra stremato per questo ossessivo viaggiare. Pochi soldi aveva con sé e come tale poco mangiava.
Quel poco denaro che riusciva a racimolare, gli veniva dato da sparuti viandanti nelle poche città che frequentava, impietositi dallo stato in cui il giovane vessava.
Per lo più lo spendeva in misere locande, affogando i suoi pensieri in qualche ora di oblio liquido e la sua testa pidocchiosa in qualche seno smunto dal troppo lavoro.
Fu in occasione di una di quelle serate in una puzzolente taverna di un'altrettanto lurida cittadina che Chuckle, in preda alla parlantina che facilmente si manifesta sotto l'effetto del sidro, fece un rapido riferimento al tesoro che aveva contribuito a mettere al sicuro.
L'avventore che era al suo tavolo si rivelò molto interessato alla questione....

Lord Ravenrock morì. Gli occhi fissi verso un piccolo ritratto alla parete.
Morì nel suo letto di ferro battuto. Da solo.
Neppure il fedele orchetto Sgorbjork era al suo fianco, lontano per le terre di Sosaria alla ricerca di Cukle.
L'avidità, la violenza e, al contempo, la potenza del vecchio lo avevano tenuto lontano da ogni tipo di rapporto sociale.
Nessuno gli era accanto al momento della morte. Ma del resto... a lui poco importava.
Eppure non era sempre stato così.
Alcuni anziani della città, ricordano che un tempo Lord Ravenrock era un nobile giovane, ricco sì, ma non spietato, né violento. Non ricco solo da un punto di vista economico, ma anche come cultura e mezzi intellettivi.
Si dice sia stato per colpa di una donna che è divenuto il violento uomo conosciuto ai tempi attuali.
Una donna che, pare, lo abbia sedotto e poi abbandonato.
Da quel momento la follia lo pervase.
Cominciò ad essere violento e spregiudicato negli affari quanto nel vivere quotidiano.
Strani omicidi cominciarono a ruotavare attorno alla sua figura. Pareva che chi non rispettasse le sue idde finisse col collo squarciato.
Così, pian piano, le sue ricchezze si accrebbero, così come la sua fama di uomo pericoloso e potente.
Fama che lo allontanò sempre di più da tutti.
Anche prima della malattia, non lo si vedeva più spesso a giro per Sosaria. Pareva si fosse rinchiuso nella sua abitazione. Da lì continuava a coordinare le sue misteriose operazioni.
E adesso... la solitudine ed il silenzio dominavano nella casa di marmo.
Solo lo sguardo freddo e fisso del vecchio sembrava parlare, rivolto verso quel quadro appeso alla parete.

Stan passava le sue serate alla misera locanda del paese. Durante il giorno vendeva lapidi funerarie al negozio del padre.
La sera, la solitudine in cui vessava, lo spingeva a cercare calore umano alla locanda.
Quella sera Stan se ne stava seduto sulla panca di legno, sorseggiando un boccale di birra, quando un giovane dall'aspetto estremamente trasandato ed il viso smunto, gli occhi iniettati di follia, lo aveva avvicinato.
Il giovane era evidentemente ubriaco.
Disse di chiamarsi Chukle. Raccontò a Stan di venire da una città lontana. Diceva di esser stato membro di una spedizione guidata da un orchetto, servo fedele di un certo Lord Ravenrock, per condurre in un luogo lontano un certo tesoro.
In realtà, aveva riferito il giovane ubriaco, se di tesoro si trattava davvero, doveva esser qualcosa di particolare, forse magico, dato che la grande cassa in cui era contenuto si era rivelata estremamente leggera.
Stan non dava particolarmente ascolto alle deliranti e strampalate parole del giovane.
Ciononostante Chuckle continuava a raccontare, sommergendo di quando in quando le parole nel sidro che aveva davanti. Raccontò a Stan di come quel posto fosse stato scoperto, sulle basi di un vecchio mito di cui alcuni avevano sentito parlare.
Pareva che solo un vecchio testo, conservato nella biblioteca di Ambrosia, parlasse di questo luogo.
Fatto sta che il posto era stato trovato ed era sicuramente ben protetto.
Le mostruosità che il giovane aveva visto lungo il tragitto erano indicibili.
Mostruosità che però avrebbero difeso per sempre quel che loro conducevano. Solo una pozione, donata dal loro committente li aveva protetti da quegli esseri.
Stan cominciava ad ascoltare quasi divertito tutte quelle che lui credeva esser fandonie.
La parte più divertente, per lui, venne quando Chuckle cominciò a dire che adesso l'orchetto a capo della missione lo ricercava per ucciderlo, in quanto temevano che lui rivelasse il posto in cui era conservato il tesoro.
"Allora non dirmelo altrimenti questo orchetto dovrà uccidere anche me!" rispose Stan in tono goliardico e scoppiando poi in una sguaiata e fragorosa risata.
Il giovane bevve dalla sua bottiglia un lungo sorso, senza prestare attenzione all'ilarità di Stan.
D'improvviso la porta della locanda si spalancò. Entrò un essere di bassa statura, dal corpo deforme. Il viso irriconoscibile per un pesante elmo di argento che indossava.
Stan sobbalzò nel vedere la strana figura aggirarsi per i tavoli armata.
Il silenzio era calato in quel posto. Il locandiere guardava immobile, il nuovo arrivato.
Era un villaggio di contadini quello, gente poco avvezza alla guerra ed alla violenza. Abituati piuttosto ad osservare e lasciar correre.
Stan non si era accorto che il suo giovane compagno di bevuta si era aquattato sotto la panca.
Si accorse invece che il piccolo essere notò qualcosa al loro tavolo. Si mosse difatti lento, ma possente, verso di loro.
Per un attimo il viso del piccolo guerriero guardò Stan. Poi mosse disinteressato verso la panca su cui poco prima sedeva il giovane ubriaco.
"Alzati stupido!" disse con tono perentorio il piccoletto guardando verso la panca vuota.
Chukle si alzò. I due adesso erano uno di fronte all'altro.
Con gesto rapido il guerriero mosse la spada verso il collo del giovane.
La testa di Chuckle non aveva finito di rotolare sul pavimento di legno che il piccolo guerriero era uscito dalla locanda, tra le grida degli avventori.
Stan, immobilizzato dalla paura, capì che il giovane ubriaco non si era inventato proprio nulla...

Il giorno dopo partì per Ambrosia.
Forse alla biblioteca di cui gli aveva parlato Chuckle avrebbe potuto trovare qualche informazione utile per capire quale mai fosse il luogo dove avevano portato questo tesoro.
Ma doveva fare presto che, forse, la notizia di questo tesoro si stava spargendo per Sosaria... e magari altri avrebbero pensato alla biblioteca di Ambrosia..
ozioni per i Giocatori
La quest è continuativa. Rimarrà attiva finché qualcuno non riuscirà a trovare il tesoro.
Tutti i pg possono parteciparvi, ognuno secondo la propria interpretazione.
 
 



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