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Home > Quests > Quest 17 
DivinitÓ Sepolte

Stato:  Terminata

Admin Enigma
ozioni GdR
[off] La mancanza di nome nel titolo è voluta per non togliere la sorpresa [off]


Capitolo I:

Cronache Corsare: Il Castello Sepolto



Dal Diario del Capitano.





"Che io sia maledetto se quello non era un castello nel bel mezzo del deserto! Eppure il grog stavolta era pure annacquato!
Che mi possa sputare un lama nelle mutande se non ero sobrio quella notte!

Ero lì, in giro per fatti miei, a far strage di tronchetti giganti per far il fuoco, e di qualsivoglia pezzo di carne su quattro o due zampe per la cena, quando, intrigato dal colore del notturno deserto, mi avventuravo verso la buona vecchia piramide, fonte di tante ricchezze e soddisfazioni, e scusate s'è poco!

Tra un fendente e una stoccata, d'improvviso, nel buio più totale, il verso ridicolo di una bestiaccia lì, come la chiamano gli stregoni, artiglio gigante, mi invogliava a far della sua testa trofeo di battaglia.
Senza tanti se e ma mi precipitavo spada sguainata verso quel rumore fino a che, come dal nulla, mi ritrovo a sbattere il muso su di un dannatissimo muro! Per la barba di mia zia se quel dannato muro fino a poco prima non c'era!
Per la verginità perduta d'ogni locandiera del porto! Una gran bella botta quella, ne porto ancora il segno sulla fronte per giunta!

Irato come un dragone a cui è stata appena tolta la cena dalle fauci, prendevo dallo zaino una manciata di pozioni esplosive, gran bell'idea per far baccano e un pò di luce, ammettiamolo!
Tempo dieci sorsi di rum e mezzo deserto era illuminato come il mare a mezzodì, uno spettacolo per gli occhi maledizione!
Alzando gli occhi verso l'alto, un dannatissimo castello, mai visto prima, di una certa stazza per giunta, mi si parava in mezzo, fra me e la mia ambita preda.

Una stradannatissima illusione, pensavo! Qualche stregone figlio di baldracca, rimuginavo! Eppure no, la pietra era conficcata per un quarto nelle sabbie, e le mura erano solide come poche mai viste prima.

Cerchiamo una porta, mi dicevo urlando e sbraitando a spada perennemente sguainata, ma niente! Manco ci si fosse murato dentro il più idiota degli architetti!

Irato ancor di più, e con la sconfitta in saccoccia, me ne tornavo alla nave a far rifornimento di pozioni.
Tornerò!, mi dicevo.
Tornerò e quant'è vero che sono il Capitano Lunastorta quel dannato castello salterà in aria come una verginella alle prese col suo primo manico!"


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Capitolo II:



"Intono a voi tal melodia,
così che essa non resti sol mia.
Intono a voi questa ballata,
così da allietar voi tale giornata.

Canto a voi del sepolto castello,
a cui le sabbie fan da mantello.
Canto di stranezze e urla strazianti,
di rumori, ululati e vetri infranti.

Nel deserto fu avvistato,
quel castello... incantato?
Maledetto, si udì nel vento;
fuggite via, disse, io non mento!

Torri di pietra spuntan fuori,
luci artefatte e ancor rumori,
son malefici, ingegni o battaglie?
Torture, arcanismi o delizie?

Privo di porte, finestre o portoni,
non v'è un'entrata, e nemmeno gradoni.
Un solo spiraglio appar nella notte,
nascosto a dover fra le mura malridotte.

Questa follia ora v'ho rivelata,
ormai alla fine di questa ballata.
Se del castel il segreto scoprirete,
usatelo con cura, e non perirete."

"La Ballata del Sepolto Castello", di Ossian il Bardo


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Capitolo III: Una tomba di sabbia


"In vita ognuno è padrone del proprio destino.
In vita fui padrone del mio, ed artefice della mia stessa fine...




Fui un investigatore, ricercatore di misteri e segreti.
Vissi cercando fra caverne perdute e luoghi sconosciuti ogni possibile accenno a storie, miti e culture diverse dalla mia.
Cosi passai la mia vita tormendandomi nell'eterna insoddifazione, dovuta alla consapevolezza di non poter mai trovare l'unica Verità Vera.
Perchè gli uomini sono tali? Perchè gli Oscuri sono tali? E perchè degli Dei, sempre che esistano, avrebbero dovuto mettere al mondo degli esseri cosi imperfetti e differenti fra loro?
Vivevo in un mondo di domande, di interrogativi, alla continua ricerca dello scibile, di tutto ciò che fu prima della mia esistenza.
Non mi interrogavo mai sul presente, troppo preso dagli squarci di conoscenza di un passato troppo lontano.

Tutto procedeva nella normalità, finchè un giorno, in una vecchia mappa, decifrai le coordinate di alcune grotte sotterranee.
Le stranezze cominciarono dapprincipio quando, giunto fra le sabbie del deserto, nelle vicinanze dei domini Oscuri, mi accorsi che non vi era alcun passaggio; nessuna insenatura nascosta, nessun ingresso fra le montagne, solo la vecchia piramide.

Per giorni indagai cercando tracce d'una entrata, incessantemente, finchè, il quarto giorno, qualcosa iniziò a muoversi.
Al centro esatto di uno dei quattro lati del castello un blocco di pietra si spostò come magicamente in avanti di qualche metro.
Interessante, mi dissi, poichè avevo già visto qualcosa del genere nella mia vita, per poi precipitarmi verso l'ingresso venutosi a creare.
Questione di attimi ed il muro si richiuse alle mie spalle quasi chiudendo un mio piede dentro di esso.

Ero dentro, finalmente.
Presi contatto con un muro e mi appoggiai ad esso, avanzando lentamente col continuo presentimento di essere circondato da trappole; daltronde un luogo cosi ben nascosto doveva per forza celare qualcosa.
Dopo qualche passo calpestai qualcosa, forse una leva, fatto sta che improvvisamente la sala si illuminò di centinaia di torce appese ai muri.
Era tutto molto strano, non vi era nulla, se non le torce; solo mura fredde di pietra e sabbia, sabbia ovunque.
Continuai ad avanzare, tenendo occhi ed orecchie bene aperte.
Fu un attimo, e per poco non rimasi colpito da massi giganti caduti dal soffitto dritti sulla mia testa!
Gli enormi massi roteavano all'impazzata cercando di colpirmi, quasi avessero una vita propria.
Per fortuna trovai un piccolo angolo riparato, e mi nascosi.
L'impatto fra i massi e la sabbia al suolo lasciò però dei segni, evidenti ai miei occhi; la sabbia smossa aveva svelato plurime trappole nascoste al suolo, c'era di tutto.
Fra spuntoni e lame vi era però disegnato chiaramente un vialetto, libero da troppole.
Attesi l'arrestarsi dei massi e, con gran velocità, destreggiandomi fra le trappole, giunsi ad una grossa scalinata che salii senza alcuna esitazione.

Ero al piano superiore; forse sarebbe stato meglio restare al piano di sotto...
Ossa, sangue, trappole, sembrava non ci fosse un solo tassello del pavimento libero da artifici, e per di più tornare di sotto era impossibile; i massi avevano ripreso a muoversi forsennatamente.
Tenendomi attaccato al muro provai a muovermi in un fazzoletto di terra, fino a toccare un solco nel muro.
Una porta, era senza dubbio una porta.
Provai ad aprirla, e con un passo mi portai difronte ad essa ma, lasciandomi cogliere di sorpresa per la troppa voglia di fare, rimasi bloccato.
Era una trappola, una trappola con indovinello.
"Al pranzo al collo e alla sera alla bocca, cosa d'un latro all'occhio spicca?"
Facile, un "bavaglio" mi dissi. Risposi alla domanda e cosi mi si aprì la porta davanti al naso.

Mi ritrovai in un breve corridoio all'aperto, intravedevo nuovamente il deserto; la porta si richiuse, ma stavolta nessun indovinello nè chiavistello, non potevo tornare indietro.
Proseguii ancora, e mi ritrovai in una nuova stanza.
Un nuovo indovinello bloccava il mio cammino.
"Affoghi al suo interno senza respirare. Dal colore eterno non potrai più scappare."
Ma stavolta non fu facile come per il primo.
Restai ore ed ore a contemplare le parole che mi richeggiavano in testa.
Non potevo tornare indietro, nè andare avanti; la disperazione iniziava ad avanzare nella mia mente.
La notte calava, ed io ero ancora in trappola.
Forse quel luogo sarebbe stata la mia tomba; la mia tomba fra le sabbie del deserto...

Ad un tratto però un barlume di speranza ritornò a farsi vivo.
Vidi un aquila dal finestrone in pietra, e con un richiamo imparato nel corso dei miei viaggi richiamai la sua attenzione portandola avvicinarsi.
Bloccandola delicatamente attaccai alla sua zampa quanto scritto in queste pagine, sperando che un giorno qualcuno sarebbe venuto a tirarmi fuori...

Se tu, chiunque tu sia, hai letto quanto scritto, aiutami, te ne prego.
Tirami fuori da questo scempio di trappole e labirinti.
Liberami e salva la mia anima..."



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Capitolo IV: Tomi preziosi

Ormai era passato qualche tempo dopo la reclusione forzata nel castello sepolto.

Asgard passò giorni e notti, senza sosta alcuna, a studiare quei tomi antichissimi ritrovati in una strana caverna sottostante il castello.
Doveva capire l'effettiva attendibilità di quanto scritto su di essi; doveva capire se erano dei falsi ben fatti o degli incredibili quanto unici pezzi originali.




"Si... sono originali. E' pazzesco. Davanti a me ci sono ben undici nuove Divinità, o meglio, vecchie Divinità...
Devo divulgare questo studio, tutti devono sapere!"


E cosi l'investigatore si premurò di ricopiare decine e decine di volte quei tomi ritrovati, custodendo gelosamente gli originali in bauli a codice.
Ogni biblioteca avrebbe dovuto possedere quei tomi; ogni essere capace di leggere avrebbe dovuto poterli stringere fra le mani e sapere.

La Verità andava rivelata, e lui sentiva il dovere solenne di farlo.

Cosi recitano i Tomi:

"Salute a te, curioso e saggio lettore di quanto segue.
Leggendo queste parole non renderai un servigio all'umanità, o a me, ma a te stesso, venendo a conoscenza di una Verità sepolta da secoli.

A te ricopio quanto scoperto sui tomi rinvenuti nel castello sepolto, cosicchè tu possa farne tesoro:


- Baldur "Lo Splendente"

Il più bello fra gli Dei, Baldur splende di una luce propria; i suoi capelli sono candidi come la neve e splendenti come l'argento. Unico capace di far innamorare una Dea Elfa, Freja, sua consorte nel regno degli Dei. Baldur adora tutto ciò che risplende, ed i suoi prediletti sono i guerrieri di coraggio e d'onore, tutti coloro che si ergono a paladini in difesa del proprio regno. Si dice che, come punizione divina, fulmini all'istante coloro che da Paladini voltano le spalle ai propri ideali.



- Andyo "Il Poeta"

Considerato il Dio della poesia, originariamente doveva essere tutt'uno con Mithra in qualità di possessore dell'ispirazione poetica. Portatore di quiete e conforto, manifesta la sua presenza nei suoni armoniosi della natura, nelle musiche dei bardi. Dicono che nulla lo alletti di più d'uno spettacolo teatrale. Donatore di ispirazione accarezza gli animi e le menti dei suoi diletti portandoli in armonia con tutto ciò che è loro intorno.



- Volcan "Sommo Forgiatore":

Viene chiamato il Sommo Forgiatore per via della sua innata predisposizione all'arte del ferro. Nato dalle lave e ceneri dell'Isola del Fuoco ha subito trovato spazio fra gli Dei come portatore di innovazioni e prestigioso costruttore. I suoi prediletti sono senza dubbio i Fabbri che, come lui, specchiano il loro riflesso negli splendenti metalli da forgiare.



- Dahmeth "La Folle"

La Dea degli inganni, dell'oscurità e del terrore. Leggende narrano della sua sterminata cattiveria che sfociava in malsani atti di terrore verso gli abitanti delle terre conosciute. Pare che per diletto fingesse d'essere Freja, Dea dell'Amor Elfico, per convincere gli umani a seguirla in lande sperdute ove li lasciava in balia di mostri e demoni d'ogni sorta. Probabilmente per invidia, cerca in ogni modo di mettere in cattiva luce Freja, e di tentare Baldur con le sue arti seduttorie. Adora osservare i malvagi e tutti coloro che distruggono ciò che gli altri hanno creato.



- Ullr "Arco D'Oro"

Dio dalla grande forza ed abilità in battaglia, motivo per il quale viene spesso invocato prima dei combattimenti come Njord, Dio dei Mari. Temuto dagli altri dei per il suo famigerato Arco D'oro che, secondo la leggenda, era ricoperto da uno scudo impenetrabile di ghiaccio che impediva ad esso di essere danneggiato in battaglia o usurato. Ricordato anche per la sua immensa velocità, pare usasse dei particolari oggetti in osso sotto gli stivali per poter scivolare nella neve a gran velocità e raggiungere i nemici in un batter d'occhio.



- Njord "Sovrano dei Mari"

Sovrano dei Mari, del vento, delle perturbazioni ed elargitore di fortune e sfortune ai marinai ed ai pescatori. Leggende narrano delle sue immense dimensioni, ben più grande di qualsiasi altro Dio in quanto a stazza, inferiore solo al Dio Tore. Invocato in battaglia, ma soprattutto dai marinai nelle lunghe e tortuose traversate, muove a seconda della sua voglia i venti ed i mari del nord causando successi o insuccessi ai navigatori d'ogni dove che si avventurano nelle zone fredde del nord. Imprevedibile e bizzoso nel dispensare i suoi favori, poteva quindi in un battibaleno vanificare il lungo lavoro di pescatori; ma al "signore delle navi" spettava il compito, altrettanto gravoso, di accompagnare nel primo tragitto ogni nuova nave costruita abilmente dai carpentieri di Glacea.



- Vedar "Il Silenzioso"

Detto "Il Silenzioso" è il primo figlio di Gaea, ed il più forte fra gli Dei Elfici, dopo la Madre. Si aggira silente fra la boscaglia osservando minuzioso il lavoro dei suoi prediletti, i lavoratori, sarti per lo più. Considerato anche Dio dell'Espensione, intesa come crescita del commercio, dona spesso ai suoi diletti utensili dalle magiche capacità di costruzione. Forse colui di cui meno si conosce ma al quale, sicuramente, si attribuiscono le infinite capacità d'ingegno della stirpe elfica.



- Heimdal "Il Guardiano"

Il Guardiano delle Dee, cosi viene definito. Egli sorveglia i confini della Sacra Foresta elfica proteggendola da intrusi. Fedele consigliere di Freja, in caso di minaccia suona il suo corno portentuoso il cui suono raggiunge ogni luogo della foresta. I suoi sensi sono cosi acuti da fargli sentire l'erba crescere di millimetro in millimetro, o da fargli vedere piccoli insetti fra le fronde a distanze incredibili. Leggende dicono che doni ai valorosi guerrieri elfici armi capaci di sconfiggere i più temibili nemici.



- Freja "La Rosea"

Dea dell'amore e della spensieratezza. Si dice che s'innamorò di Baldur "Lo Splendente" al sol vederlo, e che da quel giorno entrambi caddero in un sogno d'amore infinito. Freja è la prima fautrice del conciliabolo nato fra le stirpi Elfiche ed Umane grazie al suo gesto d'amore. Gli elfi che la venerano sono di solito i più spensierati, ingenui, ed i primi ad accogliere ed aiutare umani in cerca di alleati. Viene definita "La Rosea" poichè, narrano leggende, pare che al suo passaggio ogni albero nelle vicinanze fiorisca riempiendosi di fiori dai petali rosati.




- Belfhalak "Il Demone"


Dio ben diverso da ogni altro. Mentre gli altri, dalle leggende, vengono raffigurati con fattezze simil umanoidi, costui è raffigurato come un gigantesco demone alato e con due lunghi corni sulla testa. Si narra che il suo diletto fosse quello di incornare gli umani torturandoli e facendoli soffrire in ogni maniera possibile. Poco razionale, quasi animalesco, diseredato quasi dal Divino Oscuro Ahriman poichè troppo lontano da lui, troppo avventato, poco riflessivo. I suoi preferiti sono i guerrieri spietati, assetati di sangue, che passano le giornate a distruggere ogni creatura che non appartenga alla loro razza. Dio della rabbia, della mostruosa cattiveria.



- Eir "La Fredda"

La preferita da Ahriman. La Fredda è, in assoluto, la più furba, astuta, ed intelligente fra gli Dei. Capace di prevedere ogni azione e reazione, medita a lungo sul fare del mondo e degli altri Dei, osservando e carpendone ogni segreto. Trama in segreto contro Andyo, il Dio Poeta, considerato troppo stupido e frivolo per poter restare al mondo. Pare che si diletti nel consigliare i propri veneratori con sibili oscuri nella notte, portando loro raziocinio e calma. Non si sa null'altro di Eir, se non quanto già detto.


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