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Home > La Storia > L'Era Teocratica - Capitolo II 
'Era Teocratica

apitolo II
Alla ricerca della Verità

Sette anni. Sette razze. Infiniti segreti.
Il legno ammuffito di questo tavolino rende disagevole la scrittura, ma almeno qui, in questa locanda, credo di essere al sicuro.
Percepisco il suono del mare di Skara Brae, fuori dalle mura.
La ferita del mondo. Mi ricorda il suono del vento forte tra le fronde alte degli alberi della Foresta Sacra. Gaea, sacra Madre, io non comprendo il perché.
Sono trascorsi sette anni e percepisco la paura ed i perché nascosti in tanti figli di diversi dei, diversi padri e madri. Il quesito celato dalla paura non giunge nemmeno ai loro pensieri, eppure urla e graffia e geme, come un fanciullo incatenato, costretto a crescere in cattività, al quale sia offerta la possibilità di acquisire una coscienza adulta, al quale sia permesso di capire, ma non di reagire.
Sacra Madre, io ricordo ciò che mi fu raccontato da chi ti vide, quando fosti evocata nel tempio da sacre parole. Ricordo il racconto dell'antico Re, il grande e leggendario. Ricordo che le tue parole furono tramandate ed esse erano faro e speranza, così ricolme di amore e luce che io stento a credere che tu possa aver provato ira verso i tuoi figli.
La stessa voce da anni, che il mondo sia crollato per la noncuranza nel nostro rendere omaggio agli dei.
Come posso averti mancato di rispetto, Madre, io che nel cuore ho tenuto gli insegnamenti tramandati così fortemente vivi, come carne e sangue per ogni mia azione? E così ho sempre creduto e sentito fare i miei fratelli.
E come possono aver gli altri dei voluto punire i loro figli? Come può Mithra della luce aver generato così tanto dolore? E perché avrebbe dovuto Ahriman punire gli oscuri che dell'oscurità fanno il loro credo, tanto da saper pazientare anni per uno scopo solo perché così l'oscurità ha insegnato loro?
Io non posso credere, Madre, che ciò che è accaduto sette anni fa possa essere opera tua o di tuoi pari. Io non posso credere che tu e chi risiede vicino a dove tu risiedi possa desiderare questo regno di paura, duro come la pietra e dal cuore simile al suo essere. La stessa meravigliosa Yew mi respingerebbe sei io scrivessi queste parole nella mia casa. La mia casa mi respingerebbe, Madre.
Io non riconosco il mondo in cui nacqui. Come può essere vero tutto questo? Dopo anni ancora io non riesco a credere. Sarei allora un eretico?
Io credo in te, Divina Madre, nell'immagine che di te il leggendario Re ha tramandato e non posso sentirti diversamente nel cuore.
E se tu non sei più ciò che io ho sempre sentito essere per me, che sia dunque un eretico, perché l'immagine meravigliosa e gentile di te io continuerò a venerare e non muoverò labbra per parole che da sottili sono diventate taglienti, non eseguirò riti cantilenanti nella Sacra Foresta per un'immagine distorta di te.
Io non posso temerti, tu sei la Divina Madre Terra, il mio sangue è ricco della tua essenza ed ogni mio passo è mosso con la gentilezza di chi si avvicina al grembo di colei che l'ha partorito.
Ho bisogno di risposte, Madre, ti prego, guidami.
E mi chiedo, madre, se tu sia libera, o se qualche forza a me sconosciuta trattenga il tuo meraviglioso sorriso dal mostrarsi nelle trame delle foglie degli alberi sacri ed una perversa attrice stia ingannando il sacro regno.
Perdonami madre, ma io non posso vivere senza risposte!
Ho deciso di cercarli.
Se davvero loro possono indicarmi dove cercare le risposte, se davvero esse stanno nel Fuoco, sono disposto a combattere contro ogni pericolo e fuggire da ogni fratello per non dover piangere alla vista dei suoi occhi accusatori. Non posso vivere senza risposte e preferisco morire cercandole, morire per sempre, se questo sarà il mio destino. E se mai dovessi perire nella ricerca, pregherò il Guardiano delle Anime affinché mi conceda l'addio eterno e possa finalmente giungere a te e scoprire cosa cela la menzogna che vela la luce che fosti per tutti noi.
Lascerò qui questa lettera, senza nome e senza destinazione, perché, se il Destino vorrà, sarà trovata da un cercatore.

Lettera anonima trovata in una stanza della locanda vicino al porto di Skara Brae.



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