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Home > La Storia > Prologo 
rologo

al diario di Damien Cael

E' infine giunto il momento. Le memorie tornano alla mia mente come se io fossi ancora colui che ero.
Nacqui uomo nella splendida Trinsic ormai molti anni fa, verso la fine della Prima Era. In quei tempi questo mondo era molto diverso, la sua popolazione, la sua vita, erano governate da energie che molto sono mutate nell'illusione del tempo. Io stesso ero un ingenuo ed ignaro abitante delle terre di Sosaria che ben poco sapeva della verità che si cela dietro agli invisibili retroscena di questo teatro che chiamiamo universo dove la nostra anima giunge per affinare le sue capacità ed evolvere.
Eppur fin da giovane provavo una forte ed innata attrazione verso le conoscenze mistiche. Fu così che decisi di iscrivermi all'accademia di arti magiche di Moonglow. Lì studiai per anni le arti occulte della magia per ciò che erano in quei tempi, ma mi accorsi ben presto che la mia sete non si placava.
Girai il mondo, di città in città, cercando qualcosa che non conoscevo, guadagnandomi da vivere come potevo.
Poi accadde. I miei ricordi sono ancora confusi… Notte. Cielo Scuro. Mi sono perso. Il temporale giunge con la rapidità e l'intensità di un oscuro incanto, l'aria si riempie di pioggia scrosciante, i tuoni sono più forti dei miei pensieri, tanto forti quanto il silenzio che infrangono, i lampi che li precedono rubano i colori alla notte sfumando ogni sagoma nei miei occhi. Ombre. Non riesco a concentrarmi, non riesco a pronunciare alcun incantamento. Sono inerme. Mi muovo nel fragore degli attimi come se il tempo mi stringesse le caviglie con tentacoli di aria pesante, mentre il senso della realtà è lavato via dalla pioggia irreale. Tutto è tanto rapido quanto insidiosamente avvolgente, come un serpente che si avvicina velocemente fluido e una volta giunto cerca di ipnotizzarti con movimenti lenti e ammalianti, prima di stringere mortalmente la preda.
Acqua. Come lacrime impossibili sul volto. Chiudo gli occhi. Li riapro. Forse non li avevo mai aperti prima di allora. Tutto è immobile, immerso nel silenzio. Le gocce di pioggia sono sospese nel vuoto come cristalli ornamentali di un'oscura dimora occulta celata nell'immagine dello spazio aperto. Gli alberi piegati da un vento svanito sembrano ora immobilizzati nella loro ricurva posizione da funi invisibili. L'inizio di un lampo nel cielo sembra come un presagio interrotto, attimo di un'immagine nascente rubato e dipinto sulla tela di un falso cielo immobile. L'attimo è eterno. Un cambiamento sfuma nell'immagine da dietro la tela dei sogni. Luce nera divora con ingordigia tutto il dipinto scivolando come sangue vivo sulla tela. Un fitto dolore al petto.
La testa mi duole, ogni pensiero è come un colpo di martello che risuona nelle mie ossa. Giunge l'origine. La figura d'ombra tanto nera da sembrare solida, tanto oscura da sfumare, fuoriesce dalla nera luce fluendo verso di me ed ho la sensazione che la morte stessa fuggirebbe poiché ciò che ho davanti va oltre la morte. Sagoma umana solo alla vista, il volto coperto dall'ombra di un cappuccio appena percettibile in tale oscurità. Per quanto la sua immagine sia grande come quella di un uomo provo come la contrastante sensazione che in realtà occupi tutto lo spazio visibile. Le mie sensazioni sono immobili, come ipnotizzate.
Il silenzio rotto da una voce che riempie lo spazio e lo infrange, impressionante non per il volume, ma per l'intensità. Una voce nel silenzio di una mente ipnotizzata.
«Tu hai provato paura!»
Non riesco a pronunciarmi.
«Se ti lasci influenzare dalla sensazione di oscurità è perché sei umano e in quanto tale appartieni a questo mondo costruito sulle illusioni. Eppur in questa opera così minuziosa tu stesso hai costantemente provato un senso di insoddisfatta ricerca. Decidi di provare paura adesso che ti vengono offerte le risposte alle tue domande?»
«Chi… o che cosa sei? Quale forma di incredibile stregoneria è questa? Mai visto nulla di simile.»
«Chi sono lo devi comprendere da solo. E per quanto riguarda ciò che stai vivendo, non si tratta di stregoneria. E' la risposta al costante richiamo che non hai mai smesso di perpetuare per tutta la tua vita.»
«Io non ho richiamato niente e nessuno, tanto meno uno stregone che giungesse nel mezzo di un temporale per cercare di turbarmi… o peggio. Ti consiglio di muoverti con cautela, stregone, non sono un apprendista!»
Non lo ero, ma sentivo chiaramente che in quel momento non avrei avuto molte speranze, non riuscivo a concentrarmi neanche lontanamente. I miei sensi erano intorpiditi, facevo fatica anche a parlare.
«So chi sei. Mi pare che sia tu a non disporre della reciproca informazione. Eppure se ti ascoltassi la troveresti facilmente. Credi che sia qui per nuocerti? Ti sembro davvero un comune stregone?»
«Non so né chi sei, né cosa vuoi, quindi parla chiaro o lasciami stare, ne ho già abbastanza di discorsi inconcludenti!»
«Rilassati giovane mago! Se resti così sulla difensiva, così chiuso e corazzato nei tuoi pensieri come credi di poter anche solo riuscire a ragionare lucidamente? Ti turba l'ambientazione? Preferiresti qualcosa di più gradevole ai sensi?»
«Quello che mi turba è che tutto intorno a me si sia immobilizzato, persino i fulmini, e che, come se tutto questo non fosse altro che un dipinto, un oscurità irreale abbia pervaso ogni immagine scivolandoci sopra fino a che una figura incappucciata non è letteralmente uscita da dietro l'immagine o da chi sa dove. Permetti che sia fortemente allarmato?»
«I vecchi maghi ti hanno insegnato tante magie, riempiendoti il capo di formule, procedimenti, favole e un altro sacco di robetta inutile per chi come te cerca la verità… e quella di certo non te l'hanno insegnata. Io sono qui per offrirti la risposta che da sempre cerchi. Io sono il portatore del tuo destino. Perdona la mia apparizione poco rassicurante, ma in fondo si tratta solo di illusioni»
«Che io abbia sempre cercato qualcosa che neanche conosco, che ne abbia sentito sempre il desiderio senza compimento e soddisfazione lo riconosco. Ma perché mai dovrei offrire fiducia a tutto quello che sta succedendo. E' probabilmente un sogno. E comunque, se non lo fosse, perché mai dovrei credere alle parole che hai detto? Ancora non so chi sei.»
«Dimmi, credi che se avessi voluto ingannarti sarei apparso in immagini come queste? Non credi che avrei cercato di apparire in modi meno inquietanti o plateali? O magari non credi che sarei apparso facendo rasserenare il cielo, magari scendendo luminoso con ali angeliche e voce gentile? Di certo avrei cercato di tranquillizzarti fin da subito, avrei cercato di ottenere la tua fiducia cercando di trasmetterti sensazioni luminose e felici, non trovi? Ma io non sono qui per ingannarti, sono qui per portarti verso il compimento del tuo destino, appaio per ciò che sono. Sei tu che traduci la mia presenza con immagini oscure. E' frutto della tua mente. E sai perché accade? Perché la tua mente rifiuta la verità, perché è avvelenata dalle illusioni del mondo. La verità la acceca, così lei cerca di difendersi come può, cerca di portarti via dalla verità, cerca di farti avere paura di essa, perché lei stessa ne ha paura, tutto ciò che conosce è mera illusione e tu dovresti saperlo bene, si ha paura di ciò che non si conosce. Ma la tua anima invece desidera la verità e ha cercato di comunicartelo per tutta la tua vita. Vuoi smettere di ascoltarla proprio adesso? Smettila di chiederti chi sono, ascolta piuttosto la tua anima, il suo desiderio, e chiediti cosa vuoi. Non avrai altre occasioni, non compiere un errore del quale ti pentiresti per sempre. Dipende da te»
«Qual è il destino che affermi di portare a me?»
«Il tuo»
«E quale è il mio destino?»
«Il tuo desiderio di seguirlo deve manifestarsi coscientemente prima che tu possa conoscerlo»
«Cosa cerco da sempre?»
«Il tuo destino»
«Non mi aiuti, così non vedo da nessuna parte»
«Scegli di soddisfare il tuo unico vero desiderio o scegli l'oblio di una ricerca senza fine»
«Desidero ciò che da sempre sento di desiderare pur non sapendo cosa sia»
«Desideri il tuo destino? Desideri il destino che ti porto?»
«Lo desidero»
«Tu cerchi la conoscenza. Io te la offro»
«Come puoi offrirmela?»
«Incarnandola in te»
«Incarnandola?»
«Che cosa è la conoscenza?»
«Il vero potere»
«Che forma ha?»
«Non ha forma»
«E' per questo che per risiedere in te senza sfuggire come sempre ha fatto nella tua vita devi offrirgli una forma»
«Cosa significa?»
«Come può l'immateriale toccare il materiale?»
«Facendosi materiale»
«Come può ciò che non ha forma essere percepito dai sensi che solo la forma comprendono?»
«Assumendo una forma. Arriva al punto!»
«Tu esisti per offrire forma alla conoscenza»
«Come può accadere?»
«Questo mondo è illusione e forma illusoria si deve dare alla conoscenza affinché essa possa manifestarsi»
«Qual è questa forma?»
«Ti sto offrendo di contenere il demone della conoscenza»
«Demone? La conoscenza prenderebbe forma demoniaca? A quanto intuivo dai tuoi per altro folli discorsi sarei dovuto essere io a offrirle forma»
«Credi che un essere limitato come un uomo, che già comunque possiede un anima a cui offre forma materiale, possa contenere con facilità la conoscenza? Tu credi che questi discorsi siano follie nemmeno sapendo chi sono, eppure sai bene dentro di te che questo risveglia il tuo desiderio, lo richiama irrinunciabilmente a te. La conoscenza, una sola goccia di essa come forma di un suo infinitesimo… possiedila»
Il ricordo di ciò che accadde dopo mi fa provare subdola paura, come se fossi ancora un uomo.
Tra le immobili gocce di pioggia cristallizzata ne sentii una colpirmi infrangendosi sulle mie labbra. Un gesto impercettibile dell'ombra. Ed io pur immobile caddi in ogni direzione ed ogni sensazione si sprigionò da me, fuochi di cometa come spiriti che da me fluivano liberi e in me ritornavano, mi attraversavano, trafiggendomi con parole non pronunciate. L'emozione come colpi di lama a recidere le arterie per infiltrarsi come dolce veleno mortale in me, milioni di immagini dai folli colori di oscura ipnosi, milioni di suoni come musiche che danzano amandosi e combattono tra loro, vento di milioni di passaggi in cieli infiniti sulla pelle, odori di vita e morte in un unico vortice di sentori, dolci amare essenze di gusti esotici, ogni tentazione per risvegliare il desiderio, farmi perdere il senso della solidità, sfumare in onde o proiezioni distorte la mia stessa coscienza di me. Un assaggio del traguardo. Inebriato e folle di astinenza, sapevo cosa volevo.
«Questo è ciò che desideri. Accetta il demone liberamente. Custodisci in te il suo potere e i tuoi occhi si apriranno, le tue orecchie saranno finalmente in grado di sentire, le tue mani di toccare l'invisibile, sentirai l'odore dello spirito di ogni cosa, sentirai il gusto della luce e dell'ombra, i tuoi sensi tutti si sveglieranno e tu ti renderai conto di aver vissuto il tuo essere fino ad ora con il tuo vero essere addormentato.»
«Perché tutto questo? Perché io? Chi sono realmente? Chi sei tu?» Ero ancora inebriato dall'estasi, ubriaco di energia.
«Accetta lo spirito del demone in te. Sei nato per questo. Abbandona la paura umana, abbandona ogni umana limitazione, abbraccia il potere che da sempre cerchi, diventa un eletto degli Dei! Tu vuoi questo potere da sempre!»
«Si, lo riconosco, è ciò che da sempre desidero!»
Vortici di orrenda follia, tuoni e lampi, la stessa luce imprigionata che non riesce a fuggire dalla rapida spirale di immagini distorte, l'orrendo gorgo oscuro ed io nell'occhio del ciclone irreale colpito dal nero fulmine della maledizione. L'orrendo urlo, il suono agghiacciante che fece sanguinare le mie orecchie, il dolore che superava il limite della percezione e l'infinita caduta nella quale addormentai la mia coscienza.
Mi risvegliai col sole già alto nel cielo, credendo di aver avuto un sogno mistico, ciò che i maghi spesso chiamano messaggio dal mondo invisibile. Avrei avuto tempo per scoprire che non avevo sognato.
Che fosse stato un sogno o meno, in quanto mago avevo appreso dai maestri quanto fosse importante non trascurare i segnali che gli spiriti del mondo invisibile ci inviano, ero abituato ad avere fiducia nelle mie sensazioni più che a ciò che vedevo, o per meglio dire, a ciò che mi veniva mostrato. Ma le mie stesse sensazioni erano state ingannate.
I giorni si susseguirono ed io lentamente dimenticai le sensazioni di quella notte, ma non potei dimenticare cosa successe da allora. Le mie abilità magiche, le mie percezioni spirituali dell'invisibile e la mia capacità di controllarne le energie crebbero in modo non naturale. Ma ciò che mi colpì maggiormente fu l'innaturale crescita di una sensazione che in condizioni comuni dovrebbe tendere a diminuire col tempo, non ad aumentare come a me stava accadendo. Il senso di estraneità. Pur riconoscendo con la mente logica ogni posto che vedevo, le persone che conoscevo, le storie e gli avvenimenti, ogni giorno tutto mi sembrava più estraneo. Come svegliarsi nella stanza in cui si è dormito per anni e pur riconoscendola avere la sensazione che non sia vera, che sia una copia perfetta e indistinguibile ai sensi, ma che non abbia il calore e l'accoglienza alla quale siamo abituati, che ci risulti estranea, sbagliata. Non riconoscevo più miei i sentimenti comuni ad ogni essere mio simile, non riconoscevo mie le abitudini che mi avevano accompagnato, pur non perdendole le eseguivo come se stessi recitando, senza vera naturalezza. E stava mutando il mio modo di pensare, condizionato dal nuovo ambiente interiore. Ero stato abituato a non trascurare nulla, a non passar sopra ai dettagli, a ricercare la verità in ogni piccolo granello di polvere, eppure adesso qualcosa era cambiato, in me nuova armonia e contrasto, percepivo una maggiore coscienza dell'invisibile in ogni cosa senza però provare senso di gioiosa meraviglia per niente. Un bambino prova meraviglia per ogni cosa, per lui nuova, ancora priva del nome comune, mentre un adulto chiude nel banale o nel già acquisito e conosciuto ciò che potrebbe ancora raccontargli molto della verità, sorpassando meraviglie con passi superficiali. Io non ero né bambino né adulto. Ero qualcos'altro. Non ero neanche più il cercatore di verità che in me avevo sempre riconosciuto. Non sembravo più affetto dalla passione e dai desideri. Ma come io sentivo estraneo il mondo così il mondo sembrava reagire di conseguenza ed io diventavo sempre più estraneo per i miei simili. Era solo il riflesso di me sugli altri, il personale giudizio della mia mente, la sua traduzione della realtà? O forse davvero il mondo sembrava respingermi non riconoscendomi più? E perché non provavo meraviglia per il mio crescente potere? Le mie abilità magiche erano strabilianti, inumane, direi anche ultraterrene, eppure questo non generava poi molta meraviglia se non qualche interrogativo. E nemmeno sembravo provare il desiderio di mostrare il nuovo me stesso ai miei simili… se così potevo ancora chiamarli.
Qual era realmente il prezzo della conoscenza? Se già ero solitario, forse scontento, adesso perdevo la mia umanità. I sogni un tempo fatti di immagini, suoni, storie, adesso erano solo vortici neri di sussurri incomprensibili, tortura delle mie notti. La conoscenza sembrava pazzia. Muovendo le mani davanti a me disegnavo immagini dando forma all'invisibile, ma non riuscivo a gioire o generare arte che potesse commuovere il mio animo. Non avevo più paura di nulla che fosse esterno a me, non c'era creatura che potesse inquietarmi, tanto potente era la mia arte magica. Ma forse arte non era. Avevo sempre creduto che l'arte fosse l'abilità di esprimere l'emozione, mentre il mio era solo potere. Vagabondo, ombra sola nelle pianure nebbiose del mondo, estraneo alla vita.
Trascorsero i giorni, le stagioni, gli anni di solitudine e follia, come un'anima misera e piccola chiusa in un oceano di inutile potere. Avevo anche cessato di invecchiare. Nonostante il trascorrere inesorabile del tempo il mio aspetto non mutava con i segni dell'invecchiamento, ma nessuno se ne poteva meravigliare, nessuno si ricordava di me, io non esistevo più nel mondo di nessuno. Forse nemmeno nel mio. Eppure coloro che consideravo miei simili erano più forti di quanto potessi pensare, seppur ignari della loro forza nella maggior parte dei casi. Questo lo avrei capito in seguito.
La prima era stava per terminare. Ed io e ciò che in me si celava ne avremmo segnato la fine, anche se nessuno lo avrebbe mai veramente ricordato. Avevo ormai perso il senso del tempo. Quanti anni potevano essere passati? Cos'era rimasto della mia umanità neanche io riuscivo più a valutarlo. La mia pelle aveva perso colore, il mio sguardo era freddo e fisso, o almeno così lo vedevo negli specchi d'acqua non ancora ghiacciati di quel lungo e pungente inverno. E fu una notte di quel triste inverno in cui tutto cambiò. Per sempre. La terra dormiva sotto il manto di candida neve, mentre ai margini del bosco vicino gli ultimi viaggiatori diretti verso la grande città cercavano di affrettare il passo per arrivare a destinazione prima del tramonto. Figure goffe sotto i pesanti vestiti invernali con i loro grandi zaini e le ceste. Figure ingobbite e stanche. Eppure le invidiavo. Chi aveva ancora sentimenti aveva ancora paura. Io non andavo più in città, se non quando indispensabile. La mia dimora non era da nessuna parte, il mio corpo dormiva sulla fredda superficie di un mondo estraneo.
Avevo bisogno di liberare la mente da ogni pensiero per concentrarmi sulla mia interiorità, per sentire quali onde muovevano la mia energia e cosa veramente era rimasto del mio vero io in me. Raggiunsi magicamente l'isola di ghiaccio. Le distese di bianca solitudine sotto le imponenti montagne ed il mare gelido e sconfinato sarebbero state culla per la mia solitudine e per il mio viaggio interiore. Lasciandomi guidare dalle mie sensazioni cercai un posto adatto, privo di vita, solitario, e appena sentii di averlo trovato mi fermai. Sedetti nella neve in posizione meditativa e chiusi gli occhi. Quando mi sentii pronto per affrontare il viaggio in me, perso il contatto col mondo esterno, mi concentrai sul respiro e visualizzai le energie del mio spirito accarezzare le pareti della mia mente fluendo in tutto il corpo, risplendendo come fumo di luce dai placidi volteggi, flebili sussurri della verità e della magia che era in me. Volteggiai lentamente, dall'alto, alla ricerca di qualcosa di estraneo. Sentii il freddo dentro, un freddo non proveniente dall'ambiente circostante. Le energie erano un oceano immenso, più grandi di quanto avessi mai potuto immaginare. Un oceano calmo, i cui volteggi interiori parevano il simbolo della verità universale, l'equilibrio eterno dell'universo, dell'esistenza stessa. Era come osservare tutto il creato dall'esterno di esso. Mi avvicinai planando con fluida tranquillità all'oceano un tempo piccolo mare, il mare un tempo a me familiare, il mare di me. Questo era l'oceano della verità, eppure non mi apparteneva. Lo sfiorai. Risalii. Quale tensione superficiale incredibile. Mi sentivo come se stessi ritrovando me stesso e stessi osservando l'immensità che non era più il mio vero io. Ciò che cercavo era sotto la calma della superficie. Mi tuffai. Chiusi gli occhi accecato dalla crescente oscurità senza arrestare la mia discesa. Accelerai e sentii che venivo trascinato nel profondo a velocità crescente. Viaggio folle, la velocità aumentava arrivando a superare quella del mio stesso pensiero, così fui prigioniero della corrente di un oceano non mio. Sempre più veloce, respiro impazzito, energie in vorticante grandezza, oceano vivo e mostruoso, non più me stesso. Potere distruttivo immenso, senza controllo il mio fluire, cercavo di tenermi stretta la coscienza di me in quella tempesta di correnti incredibili. Non resistetti. Urlai come se avessi dovuto riempire l'universo della mia anima. Tutto si fermò. Tutto era scomparso ed io non ero più da nessuna parte. Aprii gli occhi. I miei sensi non percepivano più nulla. Stavo perdendo coscienza di me. D'un tratto i miei sensi si riaccesero come una fiamma improvvisa e percepirono un respiro non mio… qualcosa che mi parse orrendo e spaventoso nella sua sfuggevolezza. Silenzio di nuovo. D'improvviso un altro respiro. Vibrai di terrore senza riuscire a spiegarmi perché. Silenzio. Volevo risvegliarmi, ma non sapevo dove dirigermi per ritrovare la veglia. Era la prima volta che perdevo il controllo in un viaggio interiore. Il mio corpo non era più mio, c'era qualcos'altro in me, e stava prendendo ciò che io stavo perdendo. Giunse il terzo respiro e l'orrendo presagio divenne una realtà impossibile che mai dimenticherò, qualcosa la cui immagine portata dal ricordo, nonostante tutto ciò che ho vissuto e che mi ha portato ad essere ciò che sono adesso, mi fa ancora vibrare. Finalmente accadde. Visioni di sabbia azzurra in deserti di piume nere, brucianti sfere d'aria in mari di respiro rubato, e il cielo distorto dalle onde lontane mentre cadevo in alto.
«Ben arrivato».
Una voce tranquilla e rassicurante risuonò mentre riprendevo coscienza di me. Cercai lentamente di aprire gli occhi. Per quanto stordito mi sentivo estremamente leggero ed una sensazione di benessere fluiva sulla mia pelle, come quando ci si è svegliati da poco e sentiamo il piacevole fluire delle energie attraverso il corpo invitarci a restare in bilico tra il mondo dei sogni e quello della veglia. Cercai di mettere a fuoco le immagini. Una luce ultraterrena e tanto gentile quanto immensamente presente pervadeva le visioni che i miei occhi cercavano di tradurre. Dopo alcuni istanti notai la sagoma di una figura davanti a me, eretta, anch'essa estremamente luminosa.
«I tuoi sensi spirituali stanno cercando di produrre concretizzazioni della verità circostante per tua mente comprensibili sfruttando la residua traduzione delle tue abitudini sensoriali terrene. Rilassati e da loro il tempo di completare la loro opera». Ancora quella voce calma e rassicurante. Per quanto riuscissi a malapena a distinguere la sagoma di colui che parlava avevo la netta sensazione che stesse sorridendo.
«Dove mi trovo?» chiesi con una voce sorprendentemente leggera e poco pronunciata.
«Nel mondo degli spiriti. Questo è il nome che più ti aiuterà a comprendere la risposta. Se preferisci, non mentendoti ti dirò che ti trovi in una possibilità tradotta dal tuo personale multiverso della dimensione circoscrivente e compenetrante la multipla infinita combinazione delle dimensioni delle proiezioni materiali universali relative dell'archetipo originale dell'esistenza.»
«Cosa?»
«Ti trovi proiettato nel mondo degli spiriti».
Cominciavo a mettere a fuoco. Vidi una figura immersa nella luce davanti ai miei occhi. Si stagliava sicura davanti a me placidamente disteso. Il suo viso era dolce nell'espressione e nelle forme interne come naso, bocca, zigomi, ma estremamente forte nelle forme esterne della sagoma e negli occhi. Sorrideva. La pelle priva di colore, i capelli argentei ed una barba accennata dello stesso colore che percorreva il perimetro del viso girando intorno alla bocca e al mento. Vestiva una tonaca bianco perla, rilucente, e teneva saldamente nella mano sinistra un lungo bastone nero con i pomelli argentei alle estremità. Era immobile e trasmetteva un senso di fiducia e tranquillità.
«Chi sei?»
«Il nome che mi darete è Gnosis. Sono lo Yang, uno dei due aspetti del Tao Divino, prima proiezione dell'Essere assoluto. Sono la divinità della verità e della conoscenza»
«Cosa?»
«Se fai domande prima di comprendere le risposte già ottenute dimenticandoti delle precedenti può accadere che la tua conoscenza resti superficialmente confusa e poco utilizzabile in modo diretto nella tua proiezione ultima.»
«Cosa?»
«Continuerai a confonderti se resti in tensione sulle tue domande. Rilassati»
Cercai di alzarmi. Mi ritrovai seduto. Stropicciai gli occhi come gesto meccanico che esprimeva la mia confusione visiva e mentale.
«Cosa mi è accaduto?» chiesi confusamente.
«Sei giunto qui per tua scelta inconscia e perché accettando la tua inconsapevole richiesta di aiuto ho deciso di salvarti dall'oblio. Hai perso il contatto col mondo terreno e stavi per cadere prigioniero della tua interiorità invasa dalla presenza spirituale del demone.»
«Cosa?»
«Credo che qualcuno potrebbe trovarti monotono nel modo di esprimerti!».
Accennò una risata bonaria. «Rilassati - proseguì la misteriosa figura - qui non devi preoccuparti di nulla. Mi rendo perfettamente conto che il modo in cui la tua mente tenta di tradurre le mie risposte le rende confuse per la comprensione, ma presto ti ci abituerai. Finché non avrai fatto la scelta di comprenderle mi permetterò di esprimermi in modo per te più consciamente comprensibile, per quanto piuttosto limitativo rispetto alla verità.»
Lo guardai in silenzio. Ancora non riuscivo a distinguere perfettamente la definizione delle immagini. Effettivamente era se come tutta la mia sensorialità del mondo circostante fosse confusa. Anche i suoni non sembravano ben definiti, per quanto li comprendessi senza fatica.
«Presto i tuoi sensi si abitueranno alla dimensione in cui ti trovi. Fortunatamente per te sei abituato a conoscere ed utilizzare i tuoi sensi spirituali, in caso contrario avresti avuto bisogno di molto più tempo per arrivare a percepire distintamente ciò che ti circonda. Non è del tutto veritiero dire così, visto che, più che percepire, traduci e proietti nel tuo universo personale, ma per adesso preferisco accettare un buon compromesso tra verità e comprensibilità nelle mie parole.»
Sorrise.
«Suppongo che sarai curioso di sapere cosa ti è accaduto»
«Sì. Non ho ancora capito dove sono e, con tutto il rispetto, non ho ben capito cosa stia accadendo e con chi avrei l'onore di parlare. Hai detto che mi trovo nel mondo degli spiriti, eppure lo trovo improbabile, dato che per un viaggio spirituale di tale portata dovrei avere un contatto ed un controllo interiore probabilmente impossibili per chiunque. Oppure dovrei essere morto suppongo. Non mi dirai che…»
«Rilassati, sinceramente credo che sarebbe la prima cosa da fare se vuoi affrontare al meglio la situazione» Sorrise con calma rassicurante. «Ti trovi nel mondo degli spiriti in conseguenza al fatto che ho diretto il tuo spirito qui mentre stavi per perderti durante il tuo viaggio interiore. Concentrati, dovresti ricordare che stavi affrontando un turbolento viaggio interiore, ricordi?»
«Ricordo che mi ero recato in un luogo freddo e solitario per non essere disturbato dal momento che volevo affrontare un viaggio interiore per comprendere quale orrendo prodigio stesse mutando il mio essere nel trascorrere di così tanti anni. Ricordo che il viaggio si dimostrava sempre più anomalo, sia per la quantità oceanica di energie presenti in me sia per una forza sconosciuta e incontrollabile che mi stava facendo perdere il contatto. Suppongo che il mio inconscio si stesse ribellando per via dei quesiti per i quali chiedevo risposta a me stesso. Ricordo il buio. Poi mi sono risvegliato qui.»
«Non è il tuo inconscio in ribellione ciò che ha portato tempesta nel tuo viaggio. Inoltre nel buio hai percepito il respiro di qualcosa di estraneo, ricordi?»
«Si, è vero. Ora ricordo. Ma tu come fai a saperlo? Aspetta, ma tu chi sei? Te l'ho già chiesto, vero? Perdonami, sono così confuso»
«E ti ostini a restarci se è per questo». Sorrise nuovamente. «Io sono Gnosis, divinità della verità e della conoscenza. E tu sei colui che il mio corrispettivo antitetico ha ingannato al fine di utilizzarti come portatore incubante del demone che l'ossessivo desiderio di conoscenza dei Sosariani ha generato. Demone che per altro sta proprio ora influenzando le terre Sosariane e la mente dei suoi abitanti per segnare la fine della Prima Era. Ma del resto è una loro scelta.»
«Di cosa stai parlando?»
«Hai incontrato il mio antitetico corrispettivo molti anni orsono oramai. Ricordi? Fu lui ad offrirti il demone della conoscenza.» Sussultai. Quando i ricordi si fecero nitidi cominciai a capire.
«Chi era quella figura incappucciata? E' da quella sera che è cominciato tutto, vero? Io sono mutato, la mia interiorità è mutata, così come i miei pensieri, il mio aspetto. Le mie energie magiche sono cresciute incredibilmente? Non è stato un sogno allora…»
«No, giovane mago Damien Cael, non sognasti. Colui che incontrasti quella sera è Hypnos, lo Yin, divinità della menzogna, signore dell'inganno. Ha scelto te, ambizioso cercatore di conoscenza, per realizzare l'incarnazione di Yoth-Vor, il demone generato dal desiderio ossessivo della conoscenza che risiede ardente nell'anima di molti, desiderio per il quale molti, invece di trovare la conoscenza, hanno trovato e reciprocamente portato l'uno all'altro la distruzione e l'inganno. Ma, come imparerai presto, giovane mago, questa è la libera scelta evolutiva fatta da ognuno.»
«Ma se tutto questo è vero, se tu sei realmente il Dio della Conoscenza e della Verità, perché hai permesso che tutto questo accadesse?»
«Giovane Damien, tu cerchi la verità, ma più la cerchi e più non la trovi. Della verità fai la tua idea di felicità e così tu, come molti, ti ritrovi cercare la felicità inseguendo solo illusioni, riflessi di specchi contorti e ingannevoli, mentre la felicità cerca rifugio da chi non ne è ossessionato, da chi non la brama con fame, spaventandola. Ricorda le mie parole Damien Cael, queste sono la tua prima verità: Ognuno possiede la verità, intraprende quindi il proprio cammino infinito per conoscerla. Questa è l'essenza del sentire, la luce dell'esistenza. Questo è il cammino che in ogni passo del sogno porta dal possedere la verità ad essere la verità. Tu hai scelto il tuo cammino prima di cominciarlo giovane Damien. Tu vedi il male e il bene nel mondo, ma bene e male sono solo illusioni generate dal giudizio, che delle illusioni è genitore. Yoth-Vor è la scelta evolutiva di Sosaria. Essa perirà sotto la sua presenza e tu non sarai presente. Non credere di aver scelto tu tutto questo per il mondo, non esser così presuntuoso. Sei solo stato un portatore. Eppure grande è la tua scelta di adesso, poiché a differenza di un percorso in cui poni un traguardo tu scegli un cammino, un cammino infinito in cui ogni passo è di per se un traguardo. Tu apprenderai la conoscenza mentre Sosaria morirà per rinascere, dando inizio alla Seconda Era. I maestri di Sosaria imprigioneranno il corpo di Yoth-Vor, il corpo che si è generato dal tuo, dopo che il suo spirito si è nutrito della tua energia per tutti questi anni. Con il potere della magia sarà creato un sigillo che impedirà a Yoth-Vor di tornare a meno che il sigillo non venga usato per liberarlo. Lo spirito di Yoth-Vor è legato alla tua proiezione terrena e da essa tornerà. Tuo sarà il compito di domarlo. Per questo da oggi comincerà il tuo cammino per diventare il primo degli Eletti. La sconfitta momentanea di Yoth-Vor segnerà il primo passaggio delle Ere. Un nuovo universo delle possibilità si sovrapporrà alla Sosaria nella quale tu ti incarnasti, e questa sarà la prima grande rinascita dimensionale che vedrai, ma non l'ultima. Yoth-Vor sarà in te durante tutto il tuo cammino di conoscenza per diventare un Eletto. Un giorno tornerai nella nuova Sosaria, dimenticando che essa è il tuo luogo di origine, vivendo tra due mondi, vivendo a cavallo tra tre ere, proiettato nella seconda e nella terza. La terza era sarà un giorno sempre esistita e la nuova Sosaria diverrà la terza quando il tuo universo delle possibilità che sentirai come tue mondo d'origine diverrà destinazione per le anime della seconda era. Tu e tutti i sosariani siete la molteplice proiezione di un unico archetipo originario e la vostra scelta evolutiva, il destino che state scrivendo per voi stessi, ciò che solo l'archetipo comprende al di fuori delle illusioni di spazio e tempo, è una storia che stai per vivere e conoscere, è l'evoluzione per l'anima da voi stessi creata e dimenticata, poiché ognuno di voi si incarna nel mondo per evolvere. Così come il cercatore di conoscenza benda i propri occhi per accrescere gli altri sensi, ognuno di voi limita la propria essenza proiettandosi nel mondo delle illusioni creato da voi stessi e dalle divinità, per seguire il cammino che ha scelto. Comprenderai presto tutto questo e molto altro, giovane cercatore. Io ti offro di restare qui per incominciare il cammino di evoluzione dell'Eletto, il conoscitore della verità. Se accetterai tu sarai il primo.»
«Benché non capisca bene ciò di cui parli e ciò che mi stai offrendo, come posso essere certo che tu stesso non mi stia ingannando?»
«Non puoi, giovane cercatore. Devi scegliere fidandoti solo di te stesso.»
Accettai.
Da quel giorno cominciò il mio lungo cammino di apprendimento, ciò che mi fece diventare ciò che sono adesso. Ma questa è un'altra storia.
La seconda era sta per volgere al termine. Sosaria reclama il suo destino, ogni anima si protende verso l'avvenire.
Ora è giunto il tempo che io continui il mio cammino nelle terre di Sosaria. E' giunto il tempo per me di incarnarmi nuovamente, limitando i miei sensi divini, dimenticando la vera storia del mio cammino, affinché possa seguire il destino che io stesso ho scritto.
Torno vivo in te, mia Sosaria. Io sono Damien Cael, il primo degli Eletti.


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